La storia di Gemma. – il rimedio-

La storia di Gemma. – il rimedio-
Non potevo più rimandare. Dopo l’episodio del fiore, non passava giorno in cui Kevin mi chiedeva- come fa ” l’ape ad entrare nel fiore? – Tergiversai finché potevo, ma, era arrivato il momento di affrontare la situazione.

– arriva il momento in cui, quando due persone si vogliono tanto bene, e dicono di amarsi, l’uomo è la donna decidono di unirsi.
– in che modo si uniscono?
– i loro corpi si uniscono. “L’ape” dell’uomo: si chiama Pene; mentre “il fiore” della donna: si chiama Vagina. Infine quella cosa bianca che ti è uscita l’altra volta: si chiama Sperma. L’uomo infila il suo pene all’interno della vagina, e ci deposita lo sperma…
– l’ape che lascia il seme sul fiore, e dopo un po’ di tempo nasce il bambino, e la cicogna lo consegna alla mamma, e il papà? – disse Kevin. Notai tutta quanta la sua ingenuità e provai una forte sensazione di tenerezza.
– più o meno… Dopo che lo sperma è stato deposto, la donna diventa gravida. E dopo nove mesi, nasce il bambino.

Mi stupii di quanto fosse stato semplice affrontare il discorso. Ma la vera difficoltà non tardo a presentarsi.

Era un giornata afosa d’estate, indossavo un top corto bianco, senza reggiseno: la forma dei seni era accentuata, e si potrebbe dire che, se non l’avessi indossato, sarebbe stato uguale.
Notai che per tutto il pranzo, Kevin era più interessato al mio seno che a quello che aveva nel piatto. Ma la cosa che più mi preoccupava, non era che mi stava fissando incessantemente il seno , ma, che non avesse proferito parola.
Decisi di rompere il silenzio:
– non hai fame oggi?
– eh!? – sembrava essere caduto dalle nuvole – scusa mamma ero sovrappensiero. hai detto qualcosa?
– sei strano oggi… non hai toccato cibo. Non hai fame?
– non mi sento tanto bene, mamma.
– che cosa hai?
– niente mamma… posso andare in camera mia?
– mi stai facendo preoccupare…
– non è niente… Allora… posso andare?
– Certo! Va pure.
Kevin si alzò di s**tto. Mi guardava imbarazzato. Con entrambe le mani si coprì la zona inguinale. Scappò in camera sua. Chiuse la porta.
Dal suo gesto capii tutto. Mi chiesi se sapesse come alleviare il suo dolore.
Si era chiuso in camera da circa un ora. Sapeva che dovevamo andare in piscina subito dopo pranzo. E il fatto che ancora non usciva, mi diete da pensare: si sarà addormentato?
Bussai alla porta.
– si mamma… – era sveglio.
– ti senti bene? Sei pronto per andare in piscina?
– no. Mamma. Non credo verrò.
– posso entrare? – aspettò qualche istante prima di rispondere.
– va bene… entra pure…
Lo trovai rannicchiato sul letto. Stava soffrendo. Si stringeva i genitali attraverso il pantalone.
– mamma. Mi fa tanto male…
Era come pensavo: Kevin avera una erezione. E come immaginavo, non sapeva come farla passare. Ai figli delle mie amiche ci avevano pensato i mariti. Ma io ero sola. Avrei dovuto pensarci io? O avrei dovuto ignorarlo? E aspettare che lo scoprisse da qualche suo amico? Ma stava così male! e vederlo soffrire, faceva soffrire anche me!
Mi feci coraggio.
– fa vedere a mamma…
Kevin tolse le mani. Il pantalone, aveva un bozzo. Lo sfilai via. La mutanda formava una capanna. La tolsi.
Vidi il suo pene. Gonfio. Rosso.
– guarda cosa fa mamma…
Feci un bel respiro. Con la mano destra impugnai l’asta del pene.
Tirai giù la pelle. Kevin fece una smorfia di dolore.
– va tutto bene. Amore di mamma.
Feci scorrere la mano. Su. Giù. Ancora su. Ancora giù.
Kevin divenne rosso in faccia.
– rilassati. Amore mio. Non è nulla…
Su. Giù.
Di nuovo.
Su. Giù.
– mamma… sento qualcosa di strano che sta per uscire…
Un potente getto uscì. Era come un tappo. Poi uscirono vari spruzzi. Come una fontana.
Presi un fazzoletto. – pulisciti – poi mi alzai – fai questo ogni volta che ti succede- me ne andai via. Sentivo nella mia voce una nota di freddezza. Non mi voltai indietro: mi vergognavo di me. Non per quello che avevo fatto, ma, per la sensazione che provai a tenere in mano, dopo anni, un pene. E mi vergognavo perché quel pene apparteneva a mio figlio.

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