Viaggio nel Magreb 02

Viaggio nel Magreb 02

ormai ogni barriera stava per essere abbattuta. e di ciccia ce n’era anche per Marco

“Fermati, brutto porco!” grido all’uomo che ha preso possesso dei miei piccoli seni. Ma, me ne rendo subito conto, lo grido solo perché non voglio tradire questi miei ultimi pensieri. Comincia a divertirmi l’idea di giocare con questo terzetto, il bottegaio e i due gemelli, davanti a quello che, alla fine di questa storia, sarà il mio ex ragazzo.

Atteggio le mani e le braccia come se volessi nascondere le mie intimità. Penso alla Venere del Botticelli e sorrido dentro di me mentre il bottegaio, invece, ride fragorosamente. Intanto alle mie spalle, il secondo del terzetto, mi afferra per i polsi e me li solleva sopra la testa.
Vengo sollevata di peso e adagiata con la schiena a terra. Poi i gemelli si avvicinano a Marco, come se volessero tenere sotto controllo le sue eventuali reazioni

– Fallo per me, amore mio. Chiudi gli occhi. Un giorno tutto questo sarà dimenticato

Se quello che mi aspetta è davvero così vicino ai miei desideri segreti, come potrò dimenticare?

Il bottegaio, approfittando della mia posizione, mi allarga le gambe, si inginocchia davanti al mio sesso e inizia ad annusarlo attraverso le mutandine.
Inspira profondamente col naso e poi fa uscire l’aria dalla bocca, come si fa quando si gode del fumo di una buona sigaretta.
Va avanti così dieci, forse quindici volte, mentre Marco si volta da una parte per non vedere.
Poi l’uomo avvicina le labbra al cotone bianco e con le stesse afferra il tessuto. Lo solleva, allontanandolo dal mio sesso.

I gemelli costringono Marco a guardare verso di me.

Percepisco il calore dell’alito dell’uomo attraverso il tessuto; lo stesso cotone attraverso il quale lui inala i vapori che si sprigionano dal mio sesso.
I gemelli si tolgono gli abiti e, mentre uno torna ad imporre a Marco di guardare verso di me, l’altro mi si avvicina, si inginocchia al mio fianco e incomincia a massaggiarmi il seno. Dalla mia posizione non ho una buona visuale dei loro corpi nudi ma dei loro sessi, si. E non mi sembrano degni delle leggende che si narrano a proposito. Riconosco che le dimensioni sono degne di attenzione ma nulla di particolare.

Un ombra cala sul mio viso.
È il gemello che ha smesso di massaggiarmi il seno e si inginocchia facendo capitare la mia testa tra le sue gambe e porta i suoi testicoli alla portata della mia bocca chiusa. Sento l’odore del suo sesso e mi sento inebriata al punto di perdere lucidità per un attimo.

Il bottegaio intanto ha spostato di lato una piccola parte dei miei slip e con piccoli colpi della lingua mi sta provocando una copiosa inondazione.

Ho ancora la bocca ostinatamente serrata. L’uomo sopra di me con dei piccoli buffetti sulle guance mi invita ad aprire la bocca.

Dice qualcosa al gemello che tiene immobile la testa di Marco. Il loro bottegaio replica una battuta che li fa ridere di gusto.

Ne ho chiaro il motivo quando il gemello sopra di me mi chiude le narici, serrandomele con il pollice e l’indice, costringendomi così ad aprire la bocca.

Temo possa essere sporco; dal punto di vista igienico, intendo. E mi viene in mente una cosa che credo di aver letto da qualche parte. E cioè che la loro religione li obbliga a più abluzioni durante il giorno. Poi mi rendo conto dell’assurdità della considerazione: non sono nemmeno sicura di arrivare viva a domani e sto pensando all’igiene…

Accolgo lo scroto depilato tra le labbra. Finalmente lascia la presa del mio naso e ricomincia a carezzarmi i seni.

Prendo a leccarglielo lentamente e a farlo sparire nella mia bocca mentre Marco mi guarda inebetito. Mi rendo conto che lo sto succhiando con composta golosità.

Non penso più alla situazione che mi ha portata li e nemmeno al pericolo che ne potrebbe s**turire. Sono completamente frastornata da tutte quelle mani che mi carezzano, mi saggiano, mi palpano; dalla sensazione nuova che mi da quello scroto depilato, e dai sussulti che mi provocano quei colpi di lingua corti e rapidi alternati a affondi più lunghi e intensi nella mia vagina.

Il pensiero che quegli sconosciuti stiano godendo contemporaneamente del mio corpo, per di più di fronte a Marco, mi porta ad uno stato di semi incoscienza. Sto per tradirmi mugolando di piacere ma riesco a trattenermi. Non so per quanto ancora ci riuscirò.

Il bottegaio si alza in piedi e si sfila la tunica. Sotto non indossa nulla. È evidentemente più basso degli altri ma altrettanto evidentemente la natura ha compensato in altro modo. Comprendo il motivo per cui gli altri gli riconoscono il ruolo di capo. Forse nella vita di tutti i giorni non è importante ma per chi è avvezzo a pratiche sessuali di gruppo, e loro mi sembrano esperti nel campo, avere un membro di quella taglia deve equivalere al grado di colonnello.

Smetto di succhiare il testicoli all’altro e sollevo leggermente la testa per meglio osservare quel sesso che, si è molto grande ma è tutto storto; ricorda curiosamente un cavatappi anche se dalla spirale più morbida. Sorrido dentro di me pensando che ne ho visti un discreto numero nella mia vita ma mai nessuno di quella taglia e di quella foggia.

Il gemello vicino a Marco lo solleva di peso lo avvicina a noi. Vuole indubbiamente che Marco non si perda nessun particolare di quel che sta accadendo ma lui, Marco, gira la testa da una parte. Il bottegaio si inginocchia tra le mie gambe. Si prende il sesso con una mano e lo direziona verso la mia vagina. Appoggia la punta sull’imboccatura e prende a spingere delicatamente. I miei slip sono completamente bagnati lì.

Ma che fa, mi vuole penetrare senza toglierli? E mi sembra che provi anche molto piacere da questa pratica. Spinge con cauta insistenza e, mano a mano che spinge, la sua punta tende ad inguainarsi nella mia vulva portando dentro anche il tessuto. Marco, sempre girato da una parte, sta tormentandosi le mani mentre guarda di sottecchi. Il gemello porta di nuovo la testa di Marco a guardare ancora nella mia direzione.

Marco ha appena smesso di tormentarsi le mani, quando il capo si rialza e il secondo uomo, quello al quale succhiavo lo scroto si abbassa verso il mio sesso infilandomi il suo membro tutto in gola.
Mi piace. Mi piace come mi sta leccando e mi piace il sapore del suo cazzo.
È lo stesso dello scroto ma più aspro.

Il gemello di guardia a Marco lo fa alzare in piedi. Il bottegaio mi afferra le mutandine con i denti e con uno s**tto secco le strappa e sputa il tessuto da una parte. E poi le riafferra per strapparne un altro pezzo una seconda volta e poi ancora e ancora fino quando non esistono più.

In quella scomoda posizione e con il membro che mi riempie la bocca, intravedo che la veste di Marco mostra un sollevamento sospetto all’altezza dell’inguine…

Come la mia, anche la sua tunica viene ora tagliata da dietro per essere sfilata.
Anche Marco rimane nudo.

Gli slip gli contengo a stento il gonfiore.

Voglio guardarlo negli occhi, dal momento che non posso parlare, per avere conferma della sua effettiva eccitazione ma non faccio in tempo. Il secondo uomo mi sfila il cazzo dalla bocca. Provocando uno schiocco che suscita l’ilarità del terzetto.

I due gemelli, mi sollevano allargandomi le gambe.
Il bottegaio sorridendo si avvicina e senza sforzo comincia un’azione di penetrazione che risulta così lenta e costante da strapparmi un sospiro. Il sospiro non sfugge ai presenti che commentano qualcosa nella loro lingua. Il sospiro non sfugge nemmeno a Marco che sgrana gli occhi mentre guarda il mio sesso, penetrato dal cavatappi del piccoletto: “Ma è enorme”

Quando quel pezzo enorme di carne è tutto dentro di me i due che mi sostengono prendono ad alzarmi ed abbassarmi, seguendo il ritmo suggerito dai grugniti del loro capo. Ho le labbra socchiuse, la testa completamente abbandonata all’indietro e non riesco più a trattenere il primo, devastante orgasmo.

Marco non mi molla più con lo sguardo.

Rimango avvinghiata al bottegaio che in piedi continua a stantuffarmi. Un gemello, quello che lo costringeva a guardarmi, si avvicina a Marco, gli carezza il sesso e poi gli strappa gli slip

“No, eh! Metti giù le mani!

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