Come 2 sorelle

Come 2 sorelle
Le intrusioni in camera di mia sorella Claudia si ripeterono moltissime volte. Non c’era giorno durante la settimana in cui non sgattaiolassi in camera sua e indossassi perizoma e reggiseno, calze e qualche suo vestitino sexy. La mia doppia vita mi piaceva e mi eccitava. Mi sentivo una ragazza sexy, di più…mi piaceva immaginarmi come una troia sexy, una puttana come quelle che ogni tanto vedevo ai lati della strada mentre tornavo in pullman da scuola. Sì, ero una troia e la cosa mi piaceva. Mi masturbavo ed immaginavo di essere scopata. Mi vedevo messa a pecorina, presa da dietro e immaginavo di godere come non mai. A volte immaginavo di fare un pompino, di succhiare un cazzo e leccarlo bene, riempirlo di saliva ed assaporarlo tra le mia labbra. All’idea mi eccitavo e sentivo il mio cazzo indurirsi come non mai tra le mani; in quel mmento immaginavo di succhiare il mio, di mettermelo in bocca, di sentirne l’odore prima di ingoiarlo. Ricordo che feci qualche tentativo di auto-succhiarmelo ma senza riuscirvi. Ricordo invece benissimo la volta in cui mi sborrai in faccia da sola: mi coricai sul letto ed alzai le gambe fino ad inarcarmi in verticale. Continuai a segarmi mentre lo facevo fin quando sborrai e la sborra mi cadde in faccia. La sensazione di avere un liquido caldo che mi ricopriva il viso fu eccitantissima, aprii la bocca e tirai fuori la lingua come una vera puttanella. Mi guardai allo specchio. Il viso truccato e la sborra che mi colava dalle labbra e dal viso. Ero bellissima. Nel tempo ero diventata più abile. Mi truccavo il viso, non benissimo, ma per sentirmi una puttana andava bene così. Avevo anche recuperato una parrucca usata anni prima in qualche carnevale. Non avrei mai immaginato che sarebbe potuta essere utile per i miei giochi sessuali.
Un sabato mattina mia sorella entrò con veemenza in camera mia. Io e lei eravamo soli in casa. Io stavo giocando ad un videogame. Claudia il sabato e la domenica rientrava a casa dall’università. Spense il televisore dove stavo giocando. “Ehi! Che cosa fai??” le gridai contro. “Che cazzo fai tu!” rispose lei, e continuò: “Hai rovistato nei miei cassetti! Cosa fai?? Mi rubi le mutande, piccolo pervertito del cazzo!”. Rimasi come di ghiaccio. Negai tutto, dicendo che non sapevo di che cosa stesse parlando. Diventai rosso in viso, sicuramente Claudia se ne accorse. “Dimmi la verità! – continuò lei – Ho trovato le mie cose messe male nel cassetto…e alcune mie mutande erano macchiate! Dimmi la verità o lo dico subito ai nostri genitori!”. Probabilmente durante le mie scorribande non ero stato sufficientemente attento. Avevo cercato sempre di riporre tutto come l’avevo trovato ma evidentemente non ero stato perfetto nel risistemare i suoi indumenti. “No…io…” tentennai. Poi alla fine cedetti: “Sì…le ho prese io…Ti prego! Non dirlo a mamma e papà!”. “Sei un pervertito del cazzo! – rispose lei – Ho sempre pensato che avessi una mente perversa ma prendere la mia biancheria e masturbarti non l’avrei mai immaginato!”. Io avevo la testa bassa e non sapevo cosa dire. La sensazione di essere scoperto e di essere giudicato mi faceva stare male. Chissà cosa avrebbe pensato la gente di me. “Ti fai le seghe guardando le mutande di tua sorella?? E cosa fai? Immagini di guardarmi mentre faccio sesso?”. Claudia continuava ad incalzarmi. “No…non è così…” dissi io, “Non penso a te…”.
“A no? E allora cosa tocchi le mie cose? Racconti ai tuoi amici di come si veste tua sorella?? I tuoi amici segaioli come te chissà che fantasie che fanno!”. Claudia era fuori strada. “No…neanche questo…io…io…”. Presi coraggio e risposi tutto di un fiato: “Io le indosso e immagino di essere una ragazza come te! Immagino di essere tua sorella minore e mi sento sexy!”.
Alle mie parole questa volta fu mia sorella a rimare bloccata. Si sedette e sembrò quasi calmarsi dopo la mia confessione che le vomitai addosso di impeto.
Dopo un minuto di silenzio riprese a parlarmi e mi chiese: “Da quanto va avanti questa cosa?”. “Da qualche mese” risposi io. Restò nuovamente in silenzio per qualche secondo. “Sei gay?”. Quella domanda mi fece uno strano effetto, forse per un tabù legato all’omosessualità. “Non so…non credo…credo di essere bisex. Mi piacciono le ragazze ma…mi eccita tremendamente essere anche una ragazza…forse perché mi piacciono talmente le ragazze sensuali che mi sono immedesimato in una di esse…”. Mi sorrise. Mia sorella sapeva essere comprensiva ed è sempre stata una ragazza gentile oltre che carina. “Non mi sarei mai aspettata una cosa del genere…è una situazione strana anche per me!” Poi continuò: “L’idea di avere una sorella minore non mi dispiace! “Si mise a ridere, poi mi disse: “Allora…non pensare che anche io sia una santa, anche a me piace giocare nel sesso e fare esperienze…certo, la tua perversione batte tutte le mie!” Poi mi fece una domanda che non mi aspettavo “Qual è l’indumento che ti piace di più tra quelli che ho?”. Rimasi ancora una volta inebetito. Non volli raccontarle subito che il primo completino che le rubai fu quello nascosto nel sacchetto in fondo al suo cassetto… così gliene dissi un altro che mi piaceva: “Mi piace molto un tuo perizoma…è arancione, davanti è lavorato in pizzo.” Qual perizoma mi piaceva davvero, aveva anche il reggiseno coordinato sempre arancione con bordini in pizzo lavorati. Claudia mi sorrise e un po’ ridacchiando mi disse: “E’ uno dei completini preferiti anche per me!”. “Ti sta bene?”. Non avrei mai immaginato di fare questi discorsi con mia sorella. Abbiamo sempre parlato di tutto ma di sesso e di cose intime praticamente mai. “Sì, mi sta bene…anche se mi stringe un po’ davanti ovviamente…” La mia non voleva essere una battuta ma Claudia questa volta rideva di brutto. “Non dirò niente ai nostri genitori… facciamo una cosa, adesso sono curiosa, io ti aspetto qui… tu va di là e mettiti un mio vestito…voglio vedere come sei… sorellina!”. Per l’ennesima volta rimasi di ghiaccio. Non potevo crederci ma era tutto vero…mia sorella voleva davvero vedere come fossi vestito da ragazza. Niente di spinto, ma credo che la sua mente fosse abbastanza perversa quanto la mia (d’altronde eravamo fratello e sorella…o sorella e sorella e buon sangue non mente mai). Dopo essermelo fatto ripeterei andai in camera sua mentre lei mi aspettava in camera mia. Dopo un quarto d’ora tornai da lei. Mi guardò e restò sbalordita. Non disse nulla ma rimase con la bocca socchiusa dallo stupore. Avevo indossato collant neri velati, una gonna corta ed una camicetta. Avevo messo anche la parrucca nera di carnevale con la frangetta ed un po’ di trucco sugli occhi.
Sembravo una ragazzina pronta il sabato sera ad andare in discoteca per conoscere qualche ragazzo.
“Sei…sei bellissima” disse mia sorella Claudia con il volto colmo di stupore. “Come ti chiami?” mi chiese.
“Martina.”

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